Si chiude oggi a Siracusa la XVIII edizione di Ortigia Film Festival, che dal 20 al 26 settembre ha portato a Ortigia cinema italiano e internazionale, incontri con autori e interpreti, documentari, cortometraggi e appuntamenti dedicati alla formazione e alle nuove generazioni.
La giuria del concorso Lungometraggi – Opere prime e seconde, presieduta da Carla Signoris e composta da Gloria Satta e Fabio Segatori, ha scelto La Gioia di Nicolangelo Gelormini come Miglior Film, con la seguente motivazione: «Pur essendo ispirato a un agghiacciante delitto realmente avvenuto, il film trascende la cronaca per indagare con grande profondità psicologica le dinamiche morbose e distruttive che hanno determinato i fatti. Il regista evita la ricostruzione documentaristica a favore di un racconto intessuto di tensione, che racconta una relazione dominata da inganni e manipolazioni, senza mai giudicare i personaggi, interpretati dagli straordinari e coraggiosi Valeria Golino, Saul Nanni e Jasmine Trinca».
A Babak Karimi e Ivar Wafaei è andato ex aequo il Premio Miglior Interprete per Balcanica di Nicola Sorcinelli. Questa la motivazione della giuria: «Nel ruolo di padre e figlio musicisti afgani, in fuga dai talebani che hanno bandito ogni forma d’arte, ci portano nel pieno della tragedia dei migranti. Nel corso di quel loro viaggio infinito attraverso gli scenari desolati della rotta balcanica, la loro fatica e la loro sofferenza diventano le nostre. La loro interpretazione drammatica eppure asciutta abbatte il confine tra schermo e platea. Ed emoziona senza un filo di sentimentalismo.»
Il Premio Miglior Sceneggiatura è stato assegnato a Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori, Nicolangelo Gelormini e Chiara Tripaldi per La Gioia. La giuria ha motivato così il riconoscimento: «Una scrittura che ha saputo trasformare una storia vera in un racconto che non cede mai alla tentazione della cronaca, della spiegazione o del giudizio. Una scrittura essenziale, capace di restituire personaggi complessi e profondamente umani senza assolverli o condannarli, lasciando agli attori lo spazio per esplorarne contraddizioni, fragilità e zone d’ombra. Una sceneggiatura che non cerca il compiacimento né l’effetto, ma affida ai gesti, alle parole e ai silenzi il compito di raccontare ciò che, in una vicenda come questa, sarebbe stato fin troppo facile spiegare».
Menzione Speciale all’interprete Edoardo Pesce per Il Grande Giaffa di Marco Santi. Questa la motivazione: «Per la sua versatilità e il coraggio che lo hanno portato, fin dall’inizio della carriera, a passare dai ruoli ironici a quelli drammatici con la stessa credibilità e intensità, sempre al di fuori dagli stereotipi. Bravissimo tanto nei panni di personaggi complessi, violenti o marginali come il pugile di “Dogman”, quanto in quelli remissivi e apparentemente perdenti come il protagonista di “Il Grande Giaffa”, Edoardo è stato anche un godibile Alberto Sordi giovane. E si conferma come uno dei talenti più solidi su cui oggi può contare il cinema italiano».
Per il Concorso Internazionale Documentari, la giuria presieduta da Mattia Colombo e composta dagli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia – sede Sicilia ha premiato Where the Waves Took Her di Jana Stallein con il Premio CSC “Sebastiano Gesù” Miglior Documentario. Il riconoscimento è stato motivato dalla giuria con queste parole: «Per aver rivolto lo sguardo a un tema quanto mai urgente e necessario, scegliendo un punto di vista capace di mettere la cura, e in particolare la cura femminile, al centro emotivo e narrativo del film. Attraverso scelte di regia attente e rispettose, il film restituisce dignità alle persone coinvolte, rifuggendo ogni forma di sensazionalismo e lasciando che siano gli incontri, i gesti e le relazioni a generare l’emozione. Uno sguardo che non cerca di imporre allo spettatore un pensiero o un sentimento, ma costruisce lo spazio perché possano emergere naturalmente, dando voce e tempo alle persone e alla complessità delle loro esperienze.»
Menzione Speciale ad Auber 89 di Giuseppe Schillaci con la seguente motivazione: «Per la capacità di dare forma e nuova vita a uno straordinario patrimonio d’archivio, trasformando la memoria di un luogo e dei suoi abitanti in un racconto intimo e insieme collettivo. A partire da una realtà circoscritta, il film allarga progressivamente lo sguardo fino a restituire il ritratto di una società, attraversando generazioni, trasformazioni e contraddizioni. Un lavoro capace di far dialogare memoria personale e memoria collettiva e di rendere un’esperienza specifica uno spazio aperto di riconoscimento e identificazione, ricordandoci quanto le storie di una comunità possano continuare a parlarci ben oltre i propri confini».
Nel Concorso Internazionale Cortometraggi, la giuria presieduta da Pier Giorgio Bellocchio e composta da Caterina Guzzanti e Paola Columba ha assegnato il Premio Miglior Cortometraggio a Be a Man di Lucas Parra. La scelta è stata accompagnata dalla seguente motivazione: «Un cortometraggio di formazione che con apparente semplicità, frutto di una sapiente elaborazione drammaturgica, mostra come si diventa adulti violenti, con una padronanza e consapevolezza del mezzo espressivo. Come si apprendano dall’ambiente circostante, dai comportamenti dei “grandi”, abitudini in un’età tanto giovane in cui è difficile discernere il bene dal male. La menzogna, l’omertà, la viltà, il cameratismo. In cui gli esempi sono repliche di modelli. E qui c’è quello del maschile, del padre, che si contrappone a quello femminile della madre che nulla può in un sistema patriarcale ancora dominante in gran parte del mondo. Un piccolo film che ci ricorda che siamo responsabili del futuro dei nostri figli, che saranno il futuro della nostra società».
La Menzione Speciale è andata a Jeans di Gaia Marotta. La motivazione della giuria sottolinea come il cortometraggio «racconta in modo suggestivo e con grazia il piccolo universo di una bambina e il suo desiderio infantile. Riesce a far entrare lo spettatore, con l’uso consapevole del mezzo cinematografico, nel mondo immaginario della piccola protagonista, e a seguirla quando raggiunge il suo obiettivo – farsi comprare dalla mamma la gonnellina di jeans che aveva visto indosso alla sua compagna di classe – chiudendo il piccolo, semplice arco. Ad uno sguardo affrettato potrebbe risultare anacronistico perché descrive un comportamento stereotipico, un cliché del mondo infantile di una bambina: la gonnellina che cuce, la barbie che veste. Tutto alonato di rosa. Nel 2026 è un piccolo mondo che ci sembra ormai lontano, superato. Ma se osserviamo la realtà molti bambini, piccoli uomini di oggi, giocano alla guerra, si fronteggiano con armi di plastica. Abbiamo scelto di dare a questo corto una menzione proprio perché, per paradosso, riesce ad interrogarci, con evidenza, su quanto sia connaturato, e ancora presente nel nostro quotidiano, lo stereotipo del femminile.»
Tra i riconoscimenti alla carriera, il festival ha conferito il Premio all’Eccellenza cinematografica OFF18/2026 a Claudia Gerini e a Peter Greenaway, due protagonisti di questa XVIII edizione, che hanno incontrato il pubblico di Ortigia Film Festival nel corso della settimana.
Per Claudia Gerini, questa la motivazione: “La cintura nera di Taekwondo che ha ottenuto per meriti sportivi è forse la miglior sintesi delle qualità artistiche di Claudia Gerini, che con l’applicazione ferrea e con grande forza di volontà ha ottenuto risultati straordinari nello spettacolo italiano. Ironica e divertita per il suo mentore Carlo Verdone e per i fratelli Manetti, ha saputo ricoprire ruoli drammatici intensi per Giuseppe Tornatore, Sergio Castellitto e Mel Gibson. Si è dedicata alle opere prime e ai film diretti da registe. Ha affrontato con originalità la regia, la canzone e persino il doppiaggio di una memorabile Barbie in Toy Story. Di lei Enrico Lucherini, grande esperto e pungente esegeta del divismo, diceva: “È l’unica attrice italiana che puoi mettere dappertutto e saprà sempre essere a suo agio”».
Per Peter Greenaway, questa la motivazione: «A Peter Greenaway, per aver fatto del cinema un luogo in cui la pittura prende vita e il racconto si fa visione. Da “I misteri del giardino di Compton House” a “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante”, da “L’ultima tempesta” a “The Pillow Book”, Greenaway ha costruito un cinema inconfondibile, nutrito di pittura, musica, architettura, teatro e letteratura. Un universo in cui corpi, parole, colori e composizioni diventano materia narrativa e in cui ogni film nasce dall’incontro tra arti diverse. Un autore che ha scelto di non adattarsi al cinema, ma di reinventarlo, con la libertà di chi ha sempre osato oltre il tempo, oltre i confini del racconto e delle forme, continuando a spingere lo spettatore verso nuovi territori della visione».
La Direzione Artistica ha inoltre assegnato il Premio Speciale OFF18/2026 a Scarpe Rotte di Roberta Torre, con la seguente motivazione: «Per l’originalità e la forza con cui restituisce alla Resistenza una voce nuova, libera dalla retorica e capace di trasformare la memoria storica in un racconto intimo, visionario e profondamente contemporaneo. Un’opera di forte cifra autoriale, in cui Roberta Torre intreccia cinema e teatro, realtà e visione, affidando a corpi, parole, spazi e oggetti la potenza del racconto della Ginzburg. Le intense interpretazioni di Barbara Ronchi e Mersila Sokoli, insieme alla fotografia di Daniele Ciprì, costruiscono un universo visivo e umano di grande forza evocativa. Un film che trova nelle scarpe consumate dal cammino una potente metafora delle tracce lasciate dalla Storia e della memoria che resiste al tempo. Un’opera che attraversa il fil rouge di questa XVIII edizione, “Oltre il tempo. Memoria e Visione”, ricordandoci che la memoria non è ciò che resta indietro, ma ciò che continua a camminare con noi per costruire un futuro migliore».
Il Premio Banco BPM alla Carriera è stato assegnato a Carla Signoris «per una carriera straordinaria e poliedrica, attraversata con talento, ironia, intelligenza e sensibilità tra cinema, teatro e televisione. Un riconoscimento a un’artista che ha saputo interpretare ruoli diversi lasciando sempre una cifra personale e riconoscibile, diventando una delle protagoniste più amate e autorevoli dello spettacolo italiano.»
Completano il palmarès i Premi del Pubblico OFF18/2026: Miglior Film a Il Grande Giaffa di Marco Santi, Miglior Documentario a Auber 89 di Giuseppe Schillaci e Miglior Cortometraggio ad Amanti a mano armata di Cecilia Rizzuto, assegnati attraverso il voto degli spettatori. Il Premio Laser Film è stato invece assegnato a Be a Man di Lucas Parra.
A chiudere questa XVIII edizione sono le parole delle direttrici artistiche Lisa Romano e Paola Poli, che sottolineano il percorso costruito dal festival in questi diciotto anni.
«La diciottesima edizione dell’Ortigia Film Festival unisce la memoria delle nostre radici alla visione del cinema di domani. – ha dichiarato Lisa Romano – Tra le pietre e il mare di Ortigia, proponiamo un programma ricco e variegato: dai concorsi dedicati a opere prime e seconde, documentari e cortometraggi, fino ad anteprime, Talks e sezioni collaterali che ampliano lo sguardo su nuovi linguaggi e temi contemporanei. In questa edizione è stato per noi motivo di grande orgoglio accogliere un maestro visionario del cinema internazionale come Peter Greenaway, insieme ai tanti ospiti, autori e interpreti che arricchiscono questa edizione. Questo percorso lungo diciotto anni è reso possibile solo dalla dedizione della nostra squadra e dall’affetto del pubblico. Un festival diventa una storia vera solo attraverso le persone che lo vivono: a tutti voi va il mio grazie più sincero. Vi aspetto per condividere nuove storie e continuare a guardare insieme oltre il tempo».
«In questi anni – ha commentato Paola Poli – abbiamo avuto tanti ospiti, abbiamo contribuito a far conoscere molti film, abbiamo avuto tanto pubblico che ha condiviso con noi questa passione. E noi dedichiamo questi nostri 18 anni alle tante persone che hanno creduto in noi, al pubblico che ha sempre affollato le nostre piazze, alla bellezza di un posto unico nel mondo».
La XVIII edizione di Ortigia Film Festival si conclude così nel segno di un cinema capace di attraversare linguaggi, generazioni e sensibilità diverse, confermando la vocazione del festival come spazio di incontro tra cinema, autori, pubblico e territorio.
Tra gli ospiti della serata di chiusura anche Simon & the Stars, al secolo Simone Morandi, astrologo tra i più seguiti del web e della televisione, che porterà sul palco di Ortigia Film Festival la sua personale e originale visione delle stelle, attraverso l’associazione di un “film-guida” ai diversi segni zodiacali.
Ortigia Film Festival, fondato da Lisa Romano, Roberto Gallo e Carmen Bianca organizzato dall’associazione culturale Sa.Li.Ro’, è diretto da Lisa Romano e Paola Poli.
Il Comitato Culturale riunisce quattro tra le più autorevoli personalità del panorama cinematografico e culturale italiano: Gianni Canova, critico cinematografico e accademico; Steve Della Casa, conservatore del CSC Cineteca Nazionale, critico cinematografico, saggista e autore; Laura Delli Colli, giornalista e presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani; Teresa De Santis, manager culturale, esperta di cinema e audiovisivo, prima donna alla direzione di Rai 1.
Negli anni il festival ha ricevuto la prestigiosa medaglia del Presidente della Repubblica e il sostegno di: MiC, Comune di Siracusa, Regione Siciliana, Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, Dipartimento Turismo Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission, Unesco, Rai Cinema Channel, SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.
Media partner della XVIII edizione: Rai Cultura, Rai Movie, Rai Radio 3, Cinecittà News, Taxidrivers, Tris, La Sicilia, Siracusanews, V-Ista, Il Cinegiornale.
SCARICA QUI LE FOTO DELLA SESTA GIORNATA





